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Rapporto della Fondazione Ambrosianeum sulla condizione lavorativa e l’esclusione sociale.

di: Redazione 12 luglio 2010 193 views Nessun Commento

Rapporto della Fondazione Ambrosianeum sulla condizione lavorativa e l’esclusione sociale.

(da www.nonprofitonline.it)

Uno sguardo esigente sull’oggi, ma anche su un domani da costruire, riprendendo le migliori radici della città. Il Rapporto sulla città – Milano 2010, dal titolo “Welfare ambrosiano, futuro cercasi”, realizzato dalla Fondazione Ambrosianeum (edito anche grazie al contributo della Fondazione Cariplo per i tipi di FrancoAngeli), rappresenta un appuntamento fisso per fare un momento di analisi su Milano lontano da demagogie e superficialità.
Quest’anno l’attenzione degli studiosi, coordinati da Rosangela Lodigiani (che ha raccolto il testimone dal sociologo Eugenio Zucchetti, prematuramente scomparso lo scorso anno), è stata in particolare sul Welfare ambrosiano in cerca di futuro. A partire da quello della politica, che deve rinnovarsi radicalmente, a cominciare dal livello locale, ridando al Consiglio comunale rappresentatività, poteri di indirizzo e di controllo, mentre oggi c’è una Giunta che assomiglia a un Consiglio d’amministrazione.
Il Rapporto, presentato il 5 luglio, analizza come l’attuale crisi pone sotto pressione il Welfare di una città tradizionalmente solidale, che oggi invece risulta smarrita, frammentata, indurita di fronte a difficoltà, paura e incertezza. Attraverso un’ampia, documentata e approfondita ricognizione, la ricerca tocca nodi cruciali come la condizione lavorativa, il sistema delle imprese, l’esclusione sociale e nuove risorse per affrontarli, tra cui il consumo critico e lo sviluppo sostenibile, fino a ipotizzare un “Patto Milano per la conciliazione”.
Dalla Presentazione del Rapporto: «Milano vive l’impatto della crisi sulle famiglie, sulle condizioni di vita, sull’economia, sull’occupazione. Una situazione dura e difficile, che la città condivide con il Paese e con il resto del mondo occidentale – è scritto nella presentazione del Rapporto -. Di fronte a fenomeni recessivi e all’inquietudine diffusa, la realtà urbana rappresenta oggi forse più che in passato il luogo in cui si misura la capacità della collettività di costruire coesione sociale, creare benessere, gestire le derive prodotte da vulnerabilità, disuguaglianze, esclusione. Il welfare locale è chiamato a trovare risposte adeguate, ma la stessa possibilità di una cittadinanza attiva e la conseguente tenuta democratica sono sottoposte a prove. Una sfida, dunque, ma anche l’opportunità per Milano di dimostrare una capacità progettuale che mette al centro, assieme alla competitività economica, la sua qualità sociale e “umana”. Il Rapporto 2010 offre una riflessione a più voci sui bisogni che si delineano nell’emergenza e sulle scelte che si dovranno compiere per il futuro della città. Emergono tra luci e ombre i capisaldi di un welfare ambrosiano forte della vocazione solidaristica e partecipata e altresì del suo carattere “plurale”, e tuttavia non privo di contraddizioni e vuoti da colmare».
Garzonio: «Restituire rappresentatività ai Consigli comunali»
«Il sistema dei partiti è più centralista che mai. Al confronto, i protagonisti della tanto vituperata prima Repubblica erano solo dei dilettanti». Lo sostiene nella presentazione Marco Garzonio, presidente dell’Ambrosianeum. Anche le riforme di cui tanto si parla si ridurranno «a una sorta di maquillage di ispirazione demagogica», se non reintrodurranno sistemi di democrazia diretta, restituendo ai Consigli comunali «rappresentatività, capacità di indirizzo politico e di controllo». Oggi, infatti, le assemblee elettive – prosegue Garzonio – sono «depotenziate e ridotte a un ruolo marginale», e nell’«insufficienza dei poteri le stesse opposizioni hanno trovato un alibi alla pochezza di una proposta politica capace di rappresentare un’alternativa».
Un giudizio severo è quello espresso da Garzonio nei ritardi e nei contrasti per l’Expo, l’evento che avrebbe dovuto rilanciare l’immagine e il benessere di Milano: «La politica è nelle mani di oligarchie ristrette e chiuse, cui rispondono nei fatti gli eletti».
Se manca la «coscienza critica» che solo il dibattito e il confronto in un’aula pubblica possono esprimere – spiega il presidente dell’Ambrosianeum – «si produce la situazione inquietante che Milano ormai sta vivendo»: «Ciascuno la vede, la concepisce e la abita a modo suo», tra «perseguimento degli interessi di parte» degli uni e «rassegnazione» dei più. Così si vengono a creare «le condizioni per un’acqua di coltura in cui possono prosperare le occasioni di profitto illecito: dalla corruzione, al peculato, alle infiltrazioni mafiose». La via d’uscita, secondo Garzonio, è «una sorta di patto civico che attraversi anche gli schieramenti e, se necessario, li scompagini, perché la voglia di cambiamento autentico supera le logiche di parte». È necessario per questo «un po’ di coraggio civile», che senza stravolgere l’impianto istituzionale (l’elezione diretta del sindaco non è in discussione), porti a una riforma degli enti locali che restituisca un «ruolo dignitoso e rilevante al Consiglio comunale».
Guzzetti: «La crisi è nella politica»
«La crisi, più che nelle leggi, sta nella politica. Ha allora ragione Garzonio nella sua analisi della realtà politica attuale, ma non si tratta di operare cambiamenti legislativi, è piuttosto la politica che deve cambiare». Lo sottolinea Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, intervenuto alla presentazione del Rapporto. Deve avvenire «nella maggioranza che governa la città, ma anche nell’opposizione, ad oggi frammentata anche su questioni cruciali quali per esempio la crescente cementificazione o la difesa del Parco Sud. In tutto questo è chiaro come il deficit è della politica a tutti i livelli, da quello cittadino a quello nazionale, passando per enti locali e Regione».
E Guzzetti lancia una strada da imboccare: «Se lo Stato non può sottrarsi a dare risposte adeguate ai cittadini con un intervento pubblico, tuttavia i servizi sociali così come li abbiamo conosciuti non sono più sufficienti, è necessario rivitalizzare la società civile, così che a un Welfare sociale venga ad affiancarsi un Welfare comunitario, attraverso il quale recuperare un senso di responsabilità personale e collettiva, una mobilitazione oggi sopita, ma quanto mai necessaria anche a fronte di alcune criticità che a Milano sono molto evidenti».
Boeri: «Passare dal Welfare al reinserimento lavorativo»
«A Milano la crisi è tangibile, soprattutto in due aree di criticità assai marcate: la prima comprende gli anziani, le persone non autosufficienti e le cosiddette aree di vulnerabilità (come rileva il Rapporto, a Milano il rapporto tra maggiori di 65 anni e bambini tra gli 0 e i 14 anni è di 2 a 1). La seconda area di criticità riguarda le persone senza lavoro e senza casa. Paradossalmente, le due aree si intrecciano, perché, come abbiamo riscontrato in una recente ricerca, spesso a trovarsi senza lavoro e senza abitazione sono ex badanti, per la maggior parte straniere». L’economista Tito Boeri sottolinea gli aspetti economici e sociali di un Welfare da ripensare.
«Di fronte a una situazione come questa, la necessità di una riforma degli ammortizzatori sociali è evidente, mentre ciò a cui assistiamo è l’opposto. Ad esempio, l’operazione della social card, subito derubricata dall’agenda degli impegni del Governo, si mostra come unicamente propagandistica. Necessario, invece, tutelare i livelli minimi per tutti e condurre le persone a superare la soglia di sopravvivenza. Per fare questo è necessario un sistema che consenta il passaggio dal Welfare al reinserimento lavorativo, tanto più necessario in un contesto come quello milanese».
Un aspetto che anche nella metropoli è accentuato è la questione immigrati: «Non può essere trascurato quello dell’immigrazione clandestina – sottolinea Boeri – se questa riguarda, secondo una recente ricerca, la condizione di un 15% degli stranieri, ancor più significativa è la percentuale di coloro che sono passati attraverso questa condizione: ben il 60%. Quella della immigrazione clandestina, dunque, è una fase critica, di grande vulnerabilità e sfruttamento, che riguarda almeno per un periodo un numero altissimo di stranieri e che è tollerata anche dalle imprese. È necessario, allora, non ostacolare ma favorire la regolarizzazione. A Milano, inoltre si vive una forte situazione di segregazione abitativa: gli stranieri, infatti sono concentrati più che in altre città, e così si creano ghetti. Problema dell’integrazione è perciò un problema sociale molto serio».

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